giovedì 12 gennaio 2017

Un pensiero positivo e concreto

Stamattina mi sono alzata con l'idea di scrivere qualcosa, ma non sapevo dove farlo visto che sul mio account facebook ho parecchie persone che non so fino a che punto possano capire com'è vivere con ansia o depressione.
Volevo fare un post per me stessa, più che per gli altri, ma se in qualche modo questo può aiutare qualcuno, ben venga.
Stilare liste di lunghi propositi, di solito, non fa che mettermi ancora più ansia, perciò quest'anno, come lo scorso, ho evitato ed eviterò finché non sarò abbastanza forte e costante da rispettare quello che mi pongo come progetto, anche se fosse a lungo termine.
Chi mi conosce sa che sono entrata in depressione a seguito di un problema di salute che a distanza di anni è stato riconosciuto come dispepsia biliare, che mi ha comportato nausea cronica e conati di vomito per quattro lunghi anni, sintomi che pian piano sono andati scemando.
L'incipit del problema è stata un'intossicazione alimentare per cui sono stata ricoverata tre notti ad Aprile del 2013, non so ancora precisamente se sia stato per il cibo di per sé (che non aveva fatto male a nessun altro), per una gastrite o se per entrambe le cose. Il gastroenterologo mi disse che poteva essere una cosa quasi sicuramente portata da ansia e nervosismo, unito a stress. Sono sempre stata una persona molto ansiosa, da che ricordo, vista anche la situazione familiare non propriamente facile, ma in quell'anno ho raggiunto il culmine.
Se mi andrà ve ne parlerò più avanti, non sono qui per questo.
Non sono sicura neanche che farò altri post, ma stamattina mi andava di scrivere perché ho notato un cambiamento in particolare.
Tornando al discorso di prima, io sono emetofobica, per chi non sa cosa significhi: sono le persone che hanno la fobia del vomtio.
Vi potete immaginare come stavo con la nausea cronica, tutto il giorno buttata sul divano a dormire.
Non è stato facile e mentre scrivo mi rendo conto che neanche raccontarlo lo è, mi crea un certo stato di ansia e disagio.
Forse non riuscirò neanche a rendere l'idea ma, sostanzialmente, dal 2013 (e poi dal 2014, anno della ricaduta) ho dovuto reimparare a vivere e a fare quello che una volta facevo normalmente.
Ancora oggi, se prendo la febbre e sto qualche giorno senza uscire di casa, entro in quello stato mentale e uscire, studiare, prendere la macchina diventano cose impossibili per me. Anche solo parlare al telefono, talvolta, mi pare una cosa incredibile.
Mi andava di scrivere perché volevo dire che ce la si può fare, non è facile ma neanche impossibile.
Sono la persona più distruttiva e pessimista che mai avrete il dispiacere di leggere e se dico io che ci si può convivere, vuol dire che non sarà impossibile neanche per voi.
Ho un blocco, volevo finire questo post in maniera opportuna ma mi sembra quasi di aver parlato a vuoto, non so cosa mai vi arriverà, ma spero che qualcosa arrivi.
Fino a quattro o cinque mesi fa avevo pensieri suicidi e ora sono qui a scrivere che mi sembra fattibile fare un viaggio.
Per chi non lo sapesse, non esco dall'Italia dal 2013, anno in cui ho avuto un brutto trauma a Parigi. Ero andata a un concerto, stavo già male (da Aprile), prendevo farmaci per lo stomaco e xanax che non mi aiutava affatto.
Nel 2014 mi sono fatta un altro concerto (a Milano) e ho avuto la peggiore delle ricadute.
Per questo scrivere che mi sento pronta per fare un viaggio è davvero tantissimo per me.
Ieri notte un mio amico mi ha scritto che forse andrà a un concerto all'estero e improvvisamente ho pensato che potesse essere fattibile.
Cosa c'è di straordinario? Che fino a quattro mesi fa non lo credevo possibile, il solo pensiero di preparare una valigia mi spaventava a morte. Probabilmente se andrò scriverò qualcosa per dirvi se ce l'ho fatta, se ero davvero pronta o meno.
Per ora questo post testimonia un semplice pensiero positivo, che per come sono stata, è già tantissimo per me.
Nell'ultima seduta di gruppo il mio terapeauta mi aveva chiesto di immaginarmi il viaggio per questo concerto e io non riuscivo a non stare in ansia. Il racconto del viaggio immaginario l'ho bloccato in aeroporto, proprio perché non mi sembrava fattibile. Volevo andare, sì, ma non sarei andata. La differenza, a pochi mesi di distanza, è che andrei.
E per ora chiudo qui.
Forse è solo uno di quei momenti 'alti', vi saprò dire di più in futuro.
Volevo in qualche modo mettere per iscritto che ci sono momenti di luce, oltre al buio.
E poi a me piace scrivere, ma non riesco a essere costante neanche in quello.

A presto, forse.

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